Fuori dalla porta!
Un decalogo sul perché la letteratura per l'infanzia deve entrare nella scuola primaria
di Emy Beseghi
Con il passaggio dalle Indicazioni Nazionali per i Piani di studio Personalizzati nella Scuola Primaria ai Decreti attuativi, le preoccupazioni sulle sorti della letteratura per l'infanzia sono diventate amara realtà: non si è trattato di una svista a cui porre rimedio né di un involontaria omissione. Nonostante la pubblicazione, con vasta eco sulla stampa, di un documento, sottoscritto dai nomi più prestigiosi del mondo accademico italiano e internazionale e dai maggiori scrittori, sull'importanza della lettura nella scuola, sulla necessità di crescere attraverso le storie, sul piacere di leggere, non è stata apportata alcuna modifica. Le Indicazioni, come sottolinea anche Sergio Govi (Tuttoscuola, n. 438, p. 2), parlano della struttura e del funzionamento dei diversi generi testuali e di studio del sistema lingua con attenzione alle caratteristiche e alle regole fonologiche, ortografiche, morfosintattiche, lessicali e semantiche ma dell'educazione alla lettura non si dice nulla. Ed è a dir poco superfluo sottolineare che la capacità di comprensione della realtà trova preziose chiavi interpretative proprio nei testi letterari attraverso un punto di vista molto vicino a quello del bambino.
Questo scenario appare sempre più stridente se si pensa all'esperienza di altri paesi europei come la Francia dove Henriette Zoughebi, consigliere del ministro francese dell'Educazione, ha contribuito a introdurre la letteratura giovanile a livello curriculare (lettura di romanzi, racconti, fumetti, testi teatrali, raccolte di poesie, albi illustrati) documentandone i diversi aspetti in un interessantissimo volume uscito per Gallimard nel 2002 dal titolo La litterature des l'alphabet e ora pubblicato dalla casa editrice Giannino Stoppani. L'iniziativa ha fatto discutere e la casistica emersa in questo periodo di sperimentazione e di attuazione dal vivo del progetto nazionale francese è basata sulla formula che coniuga in modo vincente scuola e editoria.
Il paradosso aumenta se si pensa che i programmi dell'85, tendendo conto della disaffezione per la lettura, sottolineavano che "è un esigenza anche infantile quella di accrescere la propria esperienza e di allargare i confini della propria conoscenza e dei propri sentimenti: è opportuno che l'insegnante aiuti gli alunni a trovare i libri e, in genere, le pubblicazioni che corrispondano a quella esigenza in modo sempre più costruttivo". E ancora: "La scuola non dovrà trascurare alcuna iniziativa utile ad avvicinare i fanciulli ai libri." Suggerimenti e potenzialità si mescolavano però a un'inevitabile ricaduta in un approccio strumentale, che riconduceva la lettura a una sua utilità pratica attraverso un eccessivo controllo di una situazione di apprendimento. Ma in questo quadro ambivalente, carico di contraddizioni e di fermenti, è apparsa una circolare ministeriale del '95 che invitava alla promozione della lettura come piacere, affrancandola dal dovere. Naturalmente, come tutte le circolari, non aveva potere di intervento se non quello di sensibilizzare, ma ha innescato straordinarie opportunità e aperto una pagina che non si può più chiudere. Per molti e diversi motivi.
Innanzitutto perché la realtà del bambino e dell'adolescente che legge al di fuori della scuola è così forte che è impossibile non prenderne atto. Molti insegnanti, infatti, grazie a una produzione significativa in aumento e all'affacciarsi del bambino-lettore con i suoi gusti, i suoi generi preferiti, i suoi autori di culto, la grande sete di occasioni identificatorie che il racconto sa offrire, sentono che la letteratura per l'infanzia è parte irrinunciabile della professionalità docente e là dove vengono attivati affollano corsi di aggiornamento su questi temi.
L'importanza della lettura e della letteratura per l'infanzia è stata sancita anche dall'Università da quando sono decollati i corsi di laurea in Scienze della Formazione primaria. Luogo di intenso scambio tra linguaggi scritti, visivi e verbali, la letteratura per l'infanzia offre allo sguardo curioso e appassionato dello studioso un immenso potenziale. Mi sembra poi banale ricordare, con Bruner, che la mente umana è così adatta alla fruizione e alla produzione di testi narrativi, da ipotizzare l'esistenza di un vero e proprio "pensiero narrativo". Si esprime, infatti, attraverso la narrazione l'irriducibile tendenza umana a condividere il significato delle esperienze, a mettere in relazione il passato con il presente, a proiettare il presente nel futuro, a rappresentare gli individui come soggettività dotate di scopi, progetti, valori, legami. Leggere, poi, è un momento davvero irripetibile nell'esperienza della crescita. Leggere, guardare le figure, scoprire il fascino delle illustrazioni, immergersi nell'ascolto delle storie: tanti sono i modi di vivere il libro durante l'infanzia. Il libro incontrato nell'infanzia può, infatti, divenire oggetto di una passione che accompagna tutta la vita.
L'infanzia è una stagione carica di sorprese e di scoperte, di conquiste e di paure, dove la "prima volta" che si stabilisce il rapporto con il libro è un momento davvero irripetibile, spesso collocato nel sogno e nel mistero di una lunga educazione sentimentale. La complessa rete di simboli fornita dal racconto rappresenta un aspetto molto importante nell'evoluzione della vita infantile dove interesse, curiosità, scoperta, insieme a una vasta gamma di emozioni, giocano un ruolo di primo piano in quel viaggio tra parole e immagini che la letteratura per l'infanzia sa offrire.
L'università è chiamata a un grande compito e a una grossa responsabilità scientifica. Dopo il grande cambiamento, anzi la svolta avvenuta nella metà degli anni '80 dove innovazioni coraggiose e nuovi temi hanno creato uno spazio straordinariamente libero e vivace tra libro e bambino, è seguita una crescita tumultuosa, un'espansione quantitativa che ha proiettato la letteratura per l'infanzia in uno scenario che sta rimodellandosi a ritmi vertiginosi, incalzato da una produzione editoriale in aumento, in rapido consumo e dal modificarsi dei modi in cui la lettura si esplica. L'università come punto di riferimento per la scuola è un vero e proprio laboratorio di aggiornamento e di ricerca, un riferimento per una continua attività di informazione e una seria valutazione delle tendenze editoriali. Insomma ci sono tanti prodotti: occorre dare un senso a questi prodotti per cogliere la qualità in quell'immenso "McDonald's" cartaceo che rischia di omologare gran parte della produzione. Ma per questo ci vogliono i modi, i tempi della ricerca. Se la materia perde ogni riferimento nel quadro tracciato dal ministro Moratti è chiara una sua svalorizzazione nei corsi di laurea di formazione primaria. Tutto viene giocato all'interno dell'autonomia. Si obietta che i programmi non impongono, che la legge n. 53/2003 avvalora la libertà, la responsabilità, l'autonomia professionale dei docenti, della scuola e delle famiglie. Ma l'assenza di riferimenti significativi alla letteratura per l'infanzia nei programmi comporta l'alto rischio che la maggior parte degli insegnanti si attenga burocraticamente alle indicazioni e che essa scompaia dalla scuola. La materia, infatti, richiede tempi, attenzione, progettazione, scelta di materiali ben lontani dall'orizzonte dei nuovi programmi.
colorandia
"Se io avessi un mondo come piace a me, là tutto sarebbe assurdo: niente sarebbe com'è, perché tutto sarebbe come non è, e viceversa! Ciò che è, non sarebbe e ciò che non è, sarebbe!"
venerdì 4 febbraio 2011
giovedì 3 febbraio 2011
Favole al (video)telefono 2
ecco la seconda parte dello spettacolo... buona visione e buon divertimento!
DUE PAROLE E UNA STORIA
Due parole e una storia è un altro software free che fa parte, insieme agli altri due che ho postato poco fa, dei programmi dedicati alla memoria di Rodari...sono giochini, se mi posso permettere di definirli così, molto simpatici e divertenti...e..ora che li ho scovati all'interno di questa grande rete li proverò con i miei nipotini!
lancio anche a voi questa "sfida" se avete nipoti i conoscenti che abbiano dei bambini!
favole al (video) telefono 01
è un video molto carino....una parte dello spettacolo tratto da Favole al telefono...
ESERCIZI DI....... FANTASIA.....
un altro giochino ispiratosi sempre a G. Rodari si chiama "Esercizi di Fantasia", fa parte dei programmi dedicati alla memoria del grande scrittore...invita ogni bambino ad utilizzare la creatività. il programma s'ispira agli esercizi della fantasia....i bambini potrebbero divertirsi un mondo, ma credo anche gli adulti se hanno ancora capacità di stupirsi e di pensare come un bambino!
ho trovato un altro software gratuito per la letteratura per l'infanzia, in memoria del grande G. Rodari..sbagliare le storie..provare per credere! :)
Il programma "consegna" casualmente all'alunno lo spunto per una storia basata su una parola errata (l'errore riferendosi più che altro a cambi d'iniziale, inversioni di lettere e simili) e lo invita a inventare e a scrivere direttamente all'interno del programma una breve storia che ruoti proprio intorno alla parola errata. Gli spunti possibili offerti dal programma sono in tutto 20 ed è comunque consentito soprassedere ad una o più proposte qualora fossero ritenute poco stimolanti o "difficili" da sviluppare, potendone "sorteggiare" delle altre.
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